UN MUSEO NON SI FA CON LE PAROLE
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CONSULENZE ILLEGITTIME - Esposto Corte dei Conti
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Fraccari non può fare l'Assessore
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De profundis per la Meda S.p.A.

Forse i ripetuti tentativi dei Consiglieri di minoranza di portare l’argomento “Meda S.p.A.” in discussione in Consiglio Comunale non basteranno a fare chiarezza sulla vicenda, ma i passaggi essenziali della sua storia sono venuti quasi tutti alla luce. Mancano un po’ di dati, le motivazioni delle scelte e le conclusioni cui si vorrebbe pervenire, ma i fatti sono ormai incontestabili ed i protagonisti noti.
 Giugno 2002: il nuovo Sindaco Adelio Asnaghi e l’Assessore al Bilancio Massimo Torchiana ereditano una Meda S.p.A. pesantemente indebitata (con la Banca Popolare di Milano per oltre 3,5 miliardi di lire, con il Consorzio Depurazione Acque per quasi altrettanto e con i fornitori per la costruzione delle piscine, preventivate 1,9 miliardi e ormai lievitate ad un costo di 5,4 miliardi).
 Chiedono chiarimenti e provvedimenti al presidente Alvaro Piazza, ma, non ottenendoli, a settembre lo revocano e lo sostituiscono con Massimo Frettoli.
 Il Comune di Meda ha anche una vertenza aperta con AMSP di Seregno che chiede un risarcimento di 11 miliardi per la anticipata risoluzione del contratto di distribuzione di acqua e metano. La vertenza viene chiusa con una transazione. Con Seregno ed altri comuni si costituisce una nuova società – AEB – nella quale Meda avrà una quota di partecipazione azionaria di valore un po’ minore (sette miliardi in meno) in favore di Seregno.
 2003: il Comune ripiana la perdita di cinque miliardi con cui si è chiuso il bilancio 2002 della Meda S.p.A. per evitarne il fallimento. I fondi vengono reperiti con la vendita del Palazzo a vetri e l’aumento dell’ICI.
 La distribuzione di acqua e gas passa ad AEB.
 Cambia l’Assessore al Bilancio: Massimo Gerosa prende il posto di Torchiana.
 Aprile 2004: il Consiglio Comunale vota la messa in liquidazione di Meda S.p.A. con l’impegno per il Comune di assumersene i debiti residui.
 2005: dal bilancio del Comune viene cancellato il debito di 620.000 euro (1,2 miliardi di lire) versato come finanziamento iniziale e poi azzerato con le perdite 2002. I tentativi di Meda S.p.A. di vendere le piscine non vanno a buon fine. (Se le piscine non si vendono, dai conti mancano i miliardi relativi al loro valore dichiarato). Il Comune non paga le rate del relativo mutuo in scadenza e non salda i debiti.

 

2006: in Comune arriva un nuovo Segretario/Direttore Generale (Mario Giammarusti, che sostituisce Giacomo Andolina) che ritiene inevitabile il fallimento della Meda S.p.A.. Il liquidatore della S.p.A. ingiunge al Comune di pagare i debiti (3,6 milioni di euro); il Comune si oppone. Il liquidatore (Massimo Frettoli) si dimette e il Sindaco nomina al suo posto Gianmario Di Meglio. Cambiando l’orientamento precedente, il nuovo Assessore al Bilancio, avv. Alberto Fraccari propone al Consiglio Comunale di “annullare” la precedente cancellazione del dbeito di 620.000 euro alla Meda S.p.A. e, dopo qualche resistenza, il Consiglio Comunale approva la proposta. Le minoranze chiedono le dimissioni dell’assessore Fraccari. Che non si dimette, ma “cede” la competenza (la “delega”) sulla Meda S.p.A. al vice-sindaco Giuseppe Ferrario (A.N.).
Nel 2006 la Meda S.p.A., benchè inattiva, ha speso 260.000 euro, di cui 86.000 solo per parcelle legali.
2007: Ferrario sposa la posizione del Segretario (di far fallire la Meda S.p.A.) e invita il nuovo liquidatore a consegnare i libri in tribunale. Poi chiede al Consiglio Comunale di prendere una posizione precisa sul futuro della Società.
Anche il nuovo liquidatore si dimette.
I consiglieri comunali di Forza Italia, PRI e UDC non vogliono la discussione in Consiglio Comunale e la seduta appositamente convocata viene revocata il giorno prima. Ferrario rinuncia alla sua delega alla Meda S.p.A..
Il prossimo 29 maggio il tribunale dovrebbe dire qualcosa sulla pretesa della Meda S.p.A. di farsi pagare 3.573.000 euro dal Comune.
Ma non dovrebbe prima dire qualcosa anche il Consiglio Comunale?

Corrado Marelli

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Meda SpA: duro scontro fra due Ferrari

Per ironia della sorte entrambi gli avvocati si chiamano Ferrari. Avvocato Francesco Ferrari, con studio a Monza in via Vittorio Emanuele II, quello della Meda Servizi Pubblici S.p.A., che ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il Comune di Meda per fargli pagare 3.573.000 euro (oltre alla sua parcella e alle spese) a favore della Meda S.p.A. in liquidazione, sua cliente. E avv. Prof. Franco Ferrari (per inciso: avevano ragione i senatori a sostenere che “Francesco Marini” non era uguale a “Franco Marini”!), con studio a Milano in corso Vittorio Emanuele (anche gli indirizzi simili!) e a Pavia in via della Rocchetta, quello a cui si è affidato il Comune di Meda per opporsi al decreto ingiuntivo e non pagare i tre milioni e mezzo di euro alla Meda S.p.A..
 Di sicuro, a entrambi andranno pagate le rispettive parcelle (proporzionali al valore della lite: i 3,5 milioni di euro: una bella botta, anzi due!) per il lavoro e l’impegno che ciascuno avrà profuso in questa guerra in famiglia (tra madre e figlia) sulle spalle dei cittadini medesi: un dramma.
 E come in tutti i drammi che si rispettino, anche in quello della Meda Servizi Pubblici S.p.A. si sta giungendo all’epilogo. Amaro. Doloroso. Inevitabile.
 
 Riassunto delle puntate precedenti.
 

 Nel 2002 l’amministrazione del sindaco Taveggia lascia la Meda S.p.A. (presieduta da Alvaro Piazza) con tanti debiti: fornitori da pagare, uno “scoperto” di tre miliardi e mezzo con la banca e di circa altrettanti con il Consorzio Depurazione Acque, al quale Meda S.p.A. non aveva versato i canoni di depurazione che aveva riscosso dai cittadini. (Quest’ultimo debito è la prova provata delle disastrose condizioni economiche/finanziarie di Meda S.p.A.).
 D’altronde, la società ha sempre perso soldi e il Comune ha sempre ripianato le perdite di bilancio riconoscendole contributi straordinari e “intestandole” dei beni, come il fabbricato di via Piave, valutato un miliardo.
 Fin dall’origine il Comune, quale socio detentore del 90% del capitale, aveva messo a disposizione di Meda S.p.A. un generoso contributo di un miliardo e duecento milioni (detto in euro sembrano meno: 620.000 euro, ma sono sempre tanti).
 I soci di minoranza, invece, salvo la loro quota sociale, non avevano sborsato nient’altro: se ne stavano comodi nel Consiglio di Amministrazione a percepire i compensi degli amministratori che per qualcuno erano molto più consistenti della somma versata per acquistare le azioni (la cooperativa Arété, ad esempio, aveva versato quattro milioni per la sua quota del 2% e il suo rappresentante nel c.d.a. percepiva venti milioni all’anno). Per far quadrare il bilancio del 2001, però, il contributo del Comune era rimasto solo nelle intenzioni: il sindaco Taveggia aveva approvato un bilancio della Meda S.p.A. in cui figurava un credito di 1.093.000 euro nei confronti del Comune mentre aveva presentato un bilancio del Comune in cui non figurava il debito di 1.093.000 euro nei confronti di Meda S.p.A.. (L’allora Assessore al Bilancio del Comune, Massimo Torchiana, aveva parlato di un “buco”).
 C’era poi da rimborsare il mutuo ottenuto dalla Cassa Depositi e Prestiti per il finanziamento delle piscine (che – preventivate meno di due miliardi – ne erano costate quasi sei): anche questo più di tre miliardi.
 Insomma: la Meda S.p.A. era in condizioni di dover presentare i libri in tribunale e chiedere il fallimento.
 
 Meda S.p.A. continuerà a operare
 
 Il Sindaco però era assolutamente contrario a questa ipotesi: non accettava l’idea che potesse fallire una società per il 90% di proprietà del Comune. (Ha cambiato idea solo quest’anno; anche se adesso Meda S.p.A. è al 100% di proprietà del Comune).
 Così era stato nominato un nuovo consiglio di amministrazione, presieduto da Massimo Frettoli, con l’incarico di gestire Meda S.p.A. nella prospettiva di farla lavorare (e guadagnare) per pagarsi i debiti. Poiché il capitale sociale era stato dilapidato, il Comune ha provveduto a ripianare le perdite e a ricostituirlo versando nelle casse sociali 2.600.000 euro (cinque miliardi di lire), recuperati con la vendita del palazzo a vetri e con un aumento dell’ICI. La gestione degli impianti sportivi era stata affidata in fretta e furia (senza gara) a una società privata (la Fitness Montecarlo).
 Meda S.p.A. ha presentato un piano industriale per la prosecuzione delle proprie attività.
 La più redditizia delle quali, però (la vendita del metano e dell’acqua) veniva trasferita ed AEB, società della quale il Comune di Meda diventava socio e alla quale cedeva anche la rete di distribuzione per chiudere con una transazione una annosa vertenza legale con il comune di Seregno che rischiava di costare un patrimonio in spese legali, perizie ed arbitrati. Anche in questo caso, il Sindaco non voleva spendere soldi in cause inutili e costose. (Purtroppo è proprio ciò che invece sta avvenendo adesso in casa nostra tra Comune e Meda S.p.A., cioè tra madre e figlia: un’inversione di 180 gradi).
 
 Meda S.p.A. va liquidata
 

 Massimo Torchiana si dimette e all’assessorato al bilancio gli subentra Massimo Gerosa (che nella foga di dimostrare il disastro economico-finanziario presenta in Consiglio Comunale e distribuisce tra il pubblico un prospetto con dei dati completamente sballati).
 Secondo la sua analisi, il piano industriale di Meda S.p.A. non regge, per cui propone la liquidazione della società; scelta che il Consiglio Comunale approva il 26 aprile 2004 (delibera n. 15).
 Quanto è costata e quanto costerà ai medesi l’avventura della Meda Servizi Pubblici S.p.A.?
 Non lo si sa e non lo si potrà sapere fin tanto che non si sarà conclusa la liquidazione, perché la S.p.A.

 

vanta dei crediti (che potrebbero anche non venirle riconosciuti o pagati) e deve vendere dei beni di cui è proprietaria ma dai quali non sa quanto potrà effettivamente ricavare. A cominciare dal Centro Sportivo con le relative piscine, che si scoprono essere state costruite sopra un condotto fognario e senza rispettare le leggi sulle opere pubbliche: sarà già un affare trovare qualcuno disposto a pagarle metà di quanto sono costate. (Il gestore si lamenta che non “rendono” e non paga le rate dell’affitto).
Il Comune incarica il prof. Dott. Gilberto Gelosa di redigere una relazione sulla “situazione e prospettive della liquidazione”. E il 4 novembre 2004 incarica l’avvocato Alberto Fraccari di “formulare un parere in merito alle decisioni che il comune, quale socio, dovrà assumere per la gestione della società”.
Il 16 settembre Gelosa e Fraccari si presentano anche in Consiglio Comunale ad illustrare le loro conclusioni. Il 15 maggio 2005 l’avv. Fraccari aveva steso un accordo con l’avvocato della Meda S.p.A. per definire tutte le tappe della liquidazione, accordo che il Sindaco aveva poi sottoscritto. Naturalmente anche queste prestazioni professionali hanno comportato un costo significativo per il Comune (cioè per i cittadini) di Meda.
Ma alle date previste nell’accordo, il Comune non ha provveduto ai pagamenti concordati. Il liquidatore della Meda S.p.A. li sollecita invano.

Fallimento annunciato per Meda S.p.A.

A febbraio 2006 c’è un rimpasto di Giunta “per dare più efficacia all’azione di governo … per la “volata finale” che l’attuale coalizione di maggioranza, unica vera alternativa alla sinistra e alla Lega Nord locale, si impegna a compiere per il futuro della nostra città” (dal comunicato stampa ufficiale): l’avvocato Alberto Fraccari diventa il nuovo Assessore al Bilancio e alle Società partecipate (cioè principalmente la Meda S.p.A.).
A metà aprile cambia anche il Segretario-Direttore Generale: al dott. Giacomo Andolina subentra il dott. Mario Giammarrusti.
Nuova virata di 180 gradi sulla Meda S.p.A.: non solo non verranno pagati i suoi debiti, ma il Comune pretende il pagamento di 2.209.000,00 euro di crediti che vanta nei confronti della S.p.A..
La prospettiva per Meda S.p.A. è una sola: fallire.
Il fallimento permetterebbe al Comune di insinuarsi fra i creditori e partecipare a un eventuale riparto di quanto potrebbe essere ricavato con la vendita delle piscine. (Ma probabilmente, una volta pagate le parcelle dei vari legali e consulenti, si avanzerà ben poco o forse nulla).
Il resto è cronaca di questi giorni.
E lo abbiamo anticipato all’inizio: una causa per stabilire se vanno o meno pagati a Meda S.p.A. i tre milioni e mezzo di euro che chiede.
Il liquidatore, Massimo Frettoli, si è dimesso. Le assemblee delle società convocate per sostituirlo sono state rinviate al 15 settembre.

Avvocato-Assessore in contraddizione con se stesso

Il 26 maggio 2006 si era svolta un’assemblea nella quale il Comune di Meda, rappresentato dal Sindaco e con la presenza dell’avv. Fraccari, Assessore al Bilancio, aveva approvato il Bilancio di esercizio al 31 dicembre 2005.
Una lettera del Comune di Meda, protocollata il 15 maggio 2006 (con il n. 14610) con la quale il dirigente area Risorse Finanziarie, dott. Giovanni Magni, informava Meda S.p.A. che “vengono meno gli impegni assunti” (dal Comune nei confronti di Meda S.p.A.) e con la quale intimava a Meda S.p.A. di pagare al Comune l’importo di 2.209.199,00 euro, è stata tenuta nel cassetto e spedita soltanto il 29 maggio 2006, per evitare che l’assemblea del 26 maggio mettesse in discussione l’approvazione del bilancio 2005.
Il presidente del Collegio Sindacale di Meda S.p.A., rag. Marco Longoni, il 6 luglio ha scritto una lettera, in parte letta da Giorgio Taveggia in Consiglio Comunale, nella quale evidenziava “come questo schizofrenico atteggiamento ha erroneamente determinato l’organo di controllo nelle sue valutazioni in merito all’andamento delle operazioni li liquidazione e finanche nell’approvazione del Bilancio di esercizio”.
Personalmente, nella mia qualità di Consigliere Comunale, ho affermato che se Meda S.p.A. deve fallire, l’Assessore Fraccari deve dimettersi.
Fraccari, infatti, non può starsene tranquillamente seduto sulla sua poltrona di Assessore: non è l’ultimo politico sprovveduto catapultato su una poltrona bollente della Giunta medese; è stato l’avvocato consulente del Comune per i problemi della Meda S.p.A. e in questa sua precedente veste ha percepito il relativo compenso per la consulenza da lui prestata al Comune.
Deve dirci allora quali consigli ha fornito a suo tempo al Comune in merito alla S.p.A. e se, diventato assessore, li ha trovati giusti o sbagliati, e quando si è convinto che la Meda S.p.A. doveva fallire, e perchè non l’ha detto per tempo (cioè subito, prima di ora), evitando al Comune tutti i costi delle vertenze giudiziarie, delle parcelle legali e del protrarsi della gestione della liquidazione, costi dei quali è evidentemente responsabile o come avvocato consulente (per avere fornito consigli sbagliati, se erano tali) o come assessore (per non aver messo in pratica consigli giusti, se invece erano tali); perché, in ogni caso, il Comune ha subito un danno erariale, che va segnalato alla Corte dei Conti.
Come Assessore, ha poi il dovere di avviare tutti gli atti necessari a richiedere il risarcimento di questo danno e – se si trovasse (come sembra) in evidente conflitto di interessi, nel caso avesse concorso a causarlo – avrebbe anche il dovere di dimettersi.

Corrado Marelli

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Di pochi euro o di molti milioni, quei danni devono essere risarciti

Signor Sindaco,
 
 nel Consiglio Comunale del 18 marzo l’Assessore al Bilancio Massimo Gerosa ha distribuito un prospetto di conti nel quale si affermava che la realizzazione delle piscine sopra il collettore fognario aveva comportato una svalutazione dell’impianto di € 1.188.953,50 (su un costo totale di € 3.471.510,00).
 Nel successivo Consiglio Comunale del 22 aprile, l’Assessore, pur riconoscendo di avere commesso “un errore concettuale nel conteggio del danno subìto dal Comune”, ha aggiunto: “sbagliate quando dite che la responsabilità del danno è da ricercare solo nella sfortunata vicenda economica della Meda Servizi Pubblici S.p.A., perché essa è da ricercare nella complessiva responsabilità politica della passata amministrazione” … “Ho apportato una svalutazione del 50% sul valore del Centro Sportivo … alla luce del fatto che le piscine sono state costruite sopra il condotto consortile della fognatura, perché il valore di mercato in questo modo è stato oggettivamente intaccato da questa servitù. Questa cosa è emersa solo nel novembre 2003”. E ancora: “Voi commettete un errore se sostenete che il danno arrecato al Comune sia una tesi puramente politica, cioè un’idea o meglio un’invenzione di questa Amministrazione … come se diceste ai cittadini medesi che i fatti che sono successi non sono importanti”, per concludere: “Io credo che tutti noi qui presenti, maggioranza e minoranza, dobbiamo avere il coraggio di dare un valore politico ed economico a questi fatti, altrimenti neghiamo l’evidenza”.
 Per questo, mi hanno colpito negativamente sia la sfuggevolezza del Presidente della Meda S.p.A. Massimo Frettoli alla domanda formulatagli in questa sala se avesse intrapreso un’azione (ed eventualmente quale) per chiedere il risarcimento del danno, sia la notizia di una certa renitenza da parte di alcuni rappresentanti della maggioranza in Commissione d’Inchiesta ad approfondire le cause e le responsabilità dei gravi danni che l’Amministrazione Comunale – come ha dichiarato l’Assessore Gerosa – ha subìto.
 Ora, io credo che i fatti che sono successi siano molto importanti e anche molto gravi. I Cittadini medesi hanno sofferto un danno di diversi miliardi. E alla fine della liquidazione della Meda S.p.A. si potrà constatare se sarà stato di 1.189.000 euro o di diversa entità. Di pochi euro o di tanti milioni, quel danno – come tutti i danni illeciti – deve essere risarcito dai responsabili.

 

Dall’ultimo numero di Città di Meda notizie abbiamo appreso che l’azione di responsabilità civile nei confronti dei precedenti amministratori della Meda S.p.A. è stata depositata in data 14.05.2003 e che il Comune ha depositato un esposto alla Corte dei Conti il 20.05.2003. Questi atti giudiziari non potevano quindi riferirsi a un danno, come ha affermato l’assessore Gerosa, “emerso solo nel novembre 2003”.
Chiedo quindi a Lei, signor Sindaco, di impegnarSi per ottenere a Meda il risarcimento del danno subìto. Oltre ad essere Suo dovere, è anche un preciso impegno richiesto con una mozione votata dal Consiglio Comunale in occasione del ripiano delle perdite e della ricostituzione del capitale della Meda S.p.A.: agire in tutte le sedi, comprese quelle giudiziarie.
In questi giorni abbiamo appreso delle richieste di rimborso indirizzate dalla Corte dei Conti ai precedenti amministratori e ai funzionari per spese illegittime relative a viaggi all’estero.
Le do pubblicamente atto di esserSi comportato ben diversamente, pagandoSi personalmente il viaggio a Betlemme, dove pure andava a portare un dono a nome di tutto il nostro Comune.
Ma la Sua onestà personale e la Sua correttezza non bastano: se tollerasse che, per qualche riguardo o per qualche convenienza, venissero insabbiate le responsabilità dei fatti denunciati e dei danni subìti, Lei si renderebbe connivente con tali responsabilità.
(Lo stesso vale naturalmente per il Presidente della Meda S.p.A. Massimo Frettoli).
Io rappresento una lista civica, una lista di semplici cittadini a cui non interessano le convenienze e i riguardi per i legami politici, ma solo ed esclusivamente il bene del paese.
Le chiedo pertanto di dare al Consiglio Comunale la Sua assoluta garanzia che nulla verrà trascurato per accertare le responsabilità e per ottenere il risarcimento dei danni subìti dal Comune e dai cittadini medesi.
Grazie


Corrado Marelli
Consigliere Comunale


Meda, 29 giugno 2004

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Le piscine fuorilegge

Questa volta non si può equivocare. A pronunciarsi sulla    (s)correttezza della procedura di esecuzione degli impianti sportivi dello "Sport Village" di via Icmesa è il Servizio Ispettivo dell'Autorità per la Vigilanza sui Lavori Pubblici, che l'8 luglio ha inviato una lettera con la copia della propria deliberazione n. 42 del 28 aprile 2005.
 I lavori di realizzazione delle piscine sono stati fatti eseguire dall'allora presidente della Meda S.p.A. Alvaro Piazza in barba alla Legge 109/94 (cosiddetta "Merloni") che ne prescriveva l'affidamento mediante pubblica gara d'appalto.
 Più volte in Consiglio Comunale è stata sollevata questa questione. In particolare, l'ex Sindaco Giorgio Taveggia e il capogruppo della Lega Luca Santambrogio hanno sempre rivendicato la correttezza della procedura adottata dalla Meda S.p.A. che, essendo una società per azioni di diritto privato, a loro dire non era tenuta ad osservare le disposizioni della Legge Merloni sulle opere pubbliche (la Meda S.p.A. era stata creata proprio per questo motivo!). Di parere opposto i consiglieri Daniele Asnaghi (Forza Italia) e Rina Del Pero (Meda per Meda).
 Sta di fatto che le piscine e gli altri impianti sportivi, per i quali all'inizio era stata preventivata una spesa inferiore ai due miliardi di lire, alla fine sono venuti a costare più di cinque miliardi. I lavori sono stati eseguiti da un consorzio di ditte "amiche" dell'allora amministrazione comunale leghista.
 E ora, per ironia della sorte, da Roma "ladrona" arriva una lettera chiara e precisa, indirizzata alla Meda Servizi S.p.A., al Comune di Meda (che aveva istituito una commissione d'inchiesta - presieduta dalla consigliere Rina Del Pero - le cui conclusioni erano state trasmesse all'Autorità) e al geometra Luigi Giovanni (Gianni) Donà, già Assessore ai Lavori Pubblici "silurato" dal Sindaco Taveggia nel giugno 1995, estensore di un esposto (in data 29 giugno 2004) da cui era partita l'ispezione dell'Autorità.
 Le cui conclusioni - come abbiamo detto all'inizio - sono chiare ed inequivocabili, ma anche molto pesanti:
 "… Tenuto conto: … che l'esecuzione dei lavori è stata affidata in via diretta al Consorzio Medese 2000, costituitosi nel dicembre 2000 e composto dalla stessa MSP insieme alle ditte Filardi, Mistrangeli, Lucadamo, Zanella; … che, con atto notarile 31/12/2003, è stato costituito un diritto di superficie sulle aree su cui erano costruiti gli impianti, per la durata di trent'anni, alla scadenza dei quali gli impianti sarebbero divenuti proprietà comunale; … che è pendente presso il Tribunale Civile di Monza un giudizio avente ad oggetto l'azione di responsabilità promossa da MSP nei confronti degli ex amministratori ed è, altresì, pendente un procedimento penale a seguito di esposto presentato dagli attuali amministratori …
 Rilevato - in merito alle modalità di realizzazione - che la Meda Servizi Pubblici S.p.A. ha ampliato in modo significativo le proprie competenze con la convenzione del 6 settembre 2000 (l'art. 3 include anche la "realizzazione, manutenzione e gestione impianti sportivi"; l'art. 6 specifica che "i servizi oggetto del presente contratto sono da considerarsi ad ogni effetto servizi pubblici locali e costituiscono attività di pubblico interesse, sottoposti quindi alla normativa in vigore") …

 

Tale convenzione, sottoscritta nel settembre 2000, prende spunto proprio dalla realizzazione degli impianti in argomento, dei quali era già stata compiuta la progettazione (aprile 2000). Infatti nel luglio 2000 MSP aveva comunicato allo studio professionale che l'opera poteva essere appaltata con procedura privata proprio in forza di una convenzione con il Comune (accordo ancora da sottoscrivere al momento della comunicazione).
L'affidamento dei lavori alla s.p.a. pubblica non le consentiva comunque di prescindere dall'espletamento di una procedura ad evidenza pubblica. …
La natura pubblica dei lavori è espressamente evidenziata anche nella convenzione e trova conferma nelle modalità di finanziamento dell'intervento con mutuo rilasciato dalla Cassa Depositi e Prestiti (organismo istituzionalmente preposto al finanziamento dei lavori pubblici) e nell'effettuazione del collaudo finale secondo le modalità degli appalti pubblici.
Pertanto MSP avrebbe dovuto affidare i lavori mediante procedura di gara e non invece, in via fiduciaria, ad un consorzio appositamente costituito nel dicembre 2000 (Consorzio Medese 2000) dalla medesima società committente (affidamento diretto avallato e consentito dalla stessa amministrazione comunale), … che deve quindi ritenersi illegittimo.
Un ulteriore profilo di illegittimità discende dal fatto che le strutture sportive sono state realizzate in mancanza di idoneo titolo di possesso dell'area. …
Per i fatti sopra esposti appare censurabile tanto il comportamento di MSP che quello dell'Amministrazione comunale, per non aver perseguito il pubblico interesse, dando anzi luogo alla possibilità di un danno erariale a carico dell'Amministrazione comunale in relazione a: 1) il maggior risparmio che si sarebbe avuto attraverso il confronto concorrenziale per l'esecuzione delle opere; 2) i debiti di bilancio della società MSP che verranno a incombere sull'amministrazione comunale; 3) i maggiori costi per far fronte ai problemi derivanti dalle interferenze tra gli impianti sportivi e il sottostante collettore fognario; 4) l'eventuale minusvalenza, nel caso di vendita della piscina ai privati, dovuta al minor valore commerciale dell'opera per il fatto di essere stata realizzata sopra il collettore fognario. …
Il Consiglio rileva che l'affidamento dell'intervento in oggetto è avvenuto in violazione della legge 109/94 che prescrive l'attuazione di procedure ad evidenza pubblica …
Dispone la segnalazione alla procura regionale della Corte dei Conti per le ipotesi di danno erariale che potrebbero configurarsi."
Intanto, con una lettera del 15 marzo 2005, L'Amministrazione comunale ha comunicato al liquidatore della Meda Servizi S.p.A. il proprio "interesse" ad acquistare gli impianti sportivi per complessivi "€ 1.600.000,00 oltre ad IVA se ed in quanto dovuta".

Corrado Marelli

 

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La piazza-parcheggio che abbiamo voluto

Finalmente si concretizza ciò che avevamo proposto quattro anni fa: la realizzazione della piazza-parcheggio pubblico tra le vie XXV Aprile-Dante-Nazario Sauro sarà terminata entro l'autunno, così come i sottostanti box interrati (privati) di proprietà dei soci della Cooperativa Case Popolari.
 La storia di questa tormentata vicenda, iniziata nel 1989 con un contratto di permuta fra la Cooperativa Case Popolari e la società Il Brengognone, è stata descritta su Medinforma di luglio 2002 (pag. 2), che terminava così: "Per completare la realizzazione dei box interrati i 35 soci dovrebbero affrontare una spesa di circa 200.000 euro (400 milioni di lire): diventerebbero contemporaneamente anche proprietari di una piazza (privata) con 67 posti auto in superficie: un parcheggio privato. 400 milioni di lire è la somma che il Comune di Meda ha speso per acquisire la proprietà di quell'area in vicolo Comunale (piazza Municipio) con sottostanti box privati, dove potrebbero essere parcheggiate non 67, ma solo 7 auto (un decimo)!
 La lista civica Meda Domani si è fatta quindi promotrice di una proposta alla Giunta e all'Assessorato ai Lavori Pubblici per una permuta, questa volta fra il Comune e la Cooperativa Case Popolari: il Comune completi la realizzazione dei 70 box per i soci della cooperativa in cambio della cessione della piazza con i 67 posti per i parcheggi. Con una spesa modesta (pari a quella sostenuta per ottenere - in piazza Municipio -

 

l'equivalente di un decimo di quell'area) si otterrebbero un recupero di standards e la soluzione di due problemi sentiti nel quartiere: creare parcheggi ed eliminare un degrado che si trascina ormai da oltre dieci anni."
Possiamo completare la storia con gli ultimi capitoli. La nostra proposta non ha trovato subito accoglienza presso l'Amministrazione, che probabilmente sperava proprio ciò che noi temevamo: di acquisire quell'area "gratis" (apparentemente) come cessione di "standards" del nuovo Brengognone o della futura edificazione nella proprietà dell'ex trancia Motta (oggi interessata da un P.I.I.). Soluzione che invece a noi sembrava una doppia rinuncia: allo standard proprio delle relative iniziative immobiliari o urbanistiche e a una opportunità di standard disponibile "a breve". Abbiamo pertanto condizionato il nostro voto a favore della variante di destinazione d'uso necessaria per la vendita del Palazzo a vetri del CentroMeda all'accoglimento della nostra proposta per la piazza-parcheggio.
E l'abbiamo spuntata.

Corrado Marelli
Consigliere Comunale

 


 

 

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Il calvario del Difensore Civico

Il Difensore Civico, questo sconosciuto. Molti non sanno chi sia. Molti lo confondono con il Giudice di Pace. Nei comuni che ce l’hanno, la maggior parte dei cittadini lo considera un avvocato al quale rivolgersi gratuitamente: una specie di gratuito patrocinio generalizzato.
 Forse perché l’organizzazione e il funzionamento della giustizia, per il cittadino comune, sono piuttosto complicati.
 Forse perché molto spesso come Difensore Civico viene nominato proprio un avvocato. Eppure in altri campi – dove la specializzazione è un fatto normale – anche se le cose sono altrettanto complicate, i cittadini hanno imparato a distinguere molto bene le diverse figure professionali. Prendiamo ad esempio la medicina: un cardiologo, un pediatra, un otorino o un ginecologo sono tutti medici (tutti “dottori” come si dice nel linguaggio comune), ma nessuno si rivolgerebbe all’uno piuttosto che all’altro specialista. E anche quando gli specialisti hanno nomi simili, nessuno va dal pediatra invece che dal podologo o dall’ortopedico anziché dall’ortottista.
 Il Difensore Civico si occupa solo di materia amministrativa e tutela il cittadino dalle illegalità che possono essere state commesse ai suoi danni dall’amministrazione pubblica (ovvero dal “potere”). Nell’Europa del nord si chiama “ombudsman” e fu istituito per la prima volta dalla Costituzione svedese nel 1908 “come organo di controllo del parlamento sull’attività di governo del re” (Bobbio, Matteucci, Pasquino: “Dizionario di politica”).
 Il Comune di Meda non si è ancora dotato di un proprio Difensore Civico.
 La decisione di dotare anche il nostro comune del Difensore Civico viene presa con il nuovo Statuto, approvato dal Consiglio Comunale il 23 giugno 2005; ma non viene messa in pratica.
 Il nuovo Statuto prevedeva anche altre novità: dava la possibilità al Sindaco di nominare un assessore in più (il settimo) rispetto ai sei che fino allora componevano la Giunta e prevedeva di istituire il Collegio del riesame, al quale i Consiglieri Comunali potessero rivolgersi quando ritenevano che una delibera (della Giunta) fosse illegittima.
 Il settimo assessore (Elia Stilo) è stato nominato a metà ottobre 2005 (sul periodico “Città di Meda Notizie” l’annuncio è stato dato in prima pagina col titolo: “Con Elia Stilo cresce la squadra di Giunta”. Ovvio).
 Per il Difensore Civico vedremo come è andata a finire; del Collegio del Riesame non se ne è fatto nulla, nonostante qualche sollecito dei consiglieri comunali di Area Laica.
 Il 12 gennaio 2006 la consigliere Adriana Marenzi ha presentato una mozione “per la nomina del Difensore Civico”.
 Il 26 gennaio la mozione è stata approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale, Sindaco compreso.
 L’art. 43 dello Statuto stabilisce che “il Difensore Civico è nominato dal Consiglio Comunale … a scrutinio segreto e a maggioranza dei 2/3 dei consiglieri." (comma 1) "Qualora la predetta maggioranza non venga raggiunta, la votazione è ripetuta in successive sedute da tenersi entro 30 giorni e si intenderà eletto il Candidato che dopo la seconda votazione ottiene la maggioranza assoluta dei voti dei consiglieri assegnati ivi compreso il Sindaco” (comma 2).
 Fra i 22 candidati che hanno risposto al bando ed hanno inviato il loro curriculum c’è anche la sorella (Marta Cerliani) di un consigliere comunale di maggioranza (Amedeo Cerliani), capogruppo di Forza Italia). E c’è anche un avvocato di Seregno (Maria Paola Borgonovo), socio di studio di Lara Longhi, fino a qualche mese prima capogruppo di Forza Italia, che ha lasciato il Consiglio Comunale perché in dolce attesa. Nessuna delle due ha esperienza di diritto amministrativo.
 Il Consiglio Comunale vota la nomina per la prima volta il 9 febbraio 2006: il consigliere Cerliani non può partecipare alla votazione per incompatibilità con la candidatura della sorella. La maggioranza dispone quindi solo di dieci voti. Che vanno a Maria Paola Borgonovo. Ma dieci voti non bastano; ne occorrono quattordici.
 Non bastano neppure il 13 marzo, quando si svolge la seconda votazione, con lo stesso risultato.
 Il 30 marzo la nomina del Difensore Civico torna in Consiglio Comunale per la terza volta: per l’elezione bastano (occorrono) undici voti. La maggioranza però (per l’incompatibilità di Cerliani) ne dispone solo di dieci. Che vanno nuovamente (e inutilmente) a Maria Paola Borgonovo. Ma questa volta il presidente del Consiglio

 

Comunale ritiene che la votazione debba essere ripetuta fino a quando non dia esito. Ritiene infatti che, se tutto il Consiglio Comunale ha deliberato all’unanimità di nominare il Difensore Civico e se lo Statuto fissa un termine di trenta giorni dalla prima votazione per arrivare ad eleggerlo, il Consiglio Comunale ha il dovere di eleggerlo, come il Conclave con il Papa. Altrimenti il Difensore Civico Meda se lo può scordare, con buona pace della volontà unanime del Consiglio e del termine fissato dallo Statuto.
Ma la minoranza non è disposta a votare un avvocato socio della ex-capogruppo di Forza Italia, e la maggioranza non è disposta a cambiare candidato.
Succede di tutto: ogni tanto la maggioranza abbandona l’aula consiliare per dieci minuti e rientra poco prima che la seduta venga sciolta. Ad un certo punto compare una scheda in più con un maldestro tentativo di broglio elettorale. La maggioranza vorrebbe che la votazione venisse abbandonata. Il presidente è solo disposto a sospenderla e a rinviarla al lunedì successivo, 3 aprile. La votazione viene fatta ripetere per ventotto volte.
Finché alle 3.30 del mattino la maggioranza abbandona l’aula determinando lo scioglimento del Consiglio (e l’impossibilità di proseguire la seduta e la trattazione dell’argomento il successivo lunedì 3 aprile). (Questa seduta del Consiglio Comunale è stata utilizzata dalla maggioranza come pretesto per revocare il Presidente del Consiglio Comunale, ma qui la cosa non ci interessa. Seguiamo la vicenda del Difensore Civico).
Il Consiglio Comunale viene nuovamente convocato per il 20 aprile: la nomina del Difensore Civico è il secondo argomento dell’ordine del giorno.
E qui si verifica un colpo di scena: il nuovo Segretario Comunale, dott. Mario Giammarrusti, fa pervenire a tutti i Consiglieri una lettera nella quale afferma che la eventuale nomina del Difensore Civico sarebbe un atto illegittimo. L’argomento viene ritirato, non senza qualche osservazione critica da parte dei Consiglieri (in particolare Adriana Marenzi e Piero Caronni) che chiedono come mai il precedente Segretario Comunale, dott. Giacomo Andolina, non abbia rilevato la illegittimità anche per le precedenti votazioni e – soprattutto – se non ci siano allora anche altri atti illegittimi compiuti dall’Amministrazione che non siano stati rilevati come tali dal precedente segretario. In altre parole: abbiamo fatto male a fidarci per quattordici anni del parere del dott. Andolina?
La questione finisce anche sui giornali e anche sotto gli occhi del dott. Andolina, che nel frattempo è diventato Segretario Generale del Comune di Varese.
Andolina prende carta e penna e scrive ai Consiglieri per rivendicare la correttezza del proprio operato e contestare il parere del suo successore: la nomina del Difensore Civico non sarebbe stata illegittima, se poi l’Amministrazione ne aveva previsto la copertura della spesa nel bilancio che all’epoca doveva ancora essere approvato.
Ma l’Amministrazione ha invece presentato un bilancio in cui per pagare le spese del Difensore Civico non è previsto neanche un centesimo.
E’ chiaro quindi che l’Amministrazione non lo vuole.
Il 12 maggio però i consiglieri di minoranza del Consiglio Comunale tornano all’attacco sull’argomento e chiedono che la nomina venga portata in Consiglio Comunale e venga discussa. Fedele Consonni, vice-presidente del Consiglio Comunale, incaricato di predisporne l’ordine del giorno, non lo inserisce. Le minoranze denunciano l’omissione al Prefetto e Corrado Marelli, non ancora sfiduciato come Presidente, invita Consonni a reinserire l’argomento all’ordine del giorno.
Così infatti avviene.
Ma adesso la nomina del Difensore Civico è scivolata dal 2° al 21° posto tra gli argomenti da trattare.
Intanto il 18 maggio il Sindaco ha scritto a tutti i 22 candidati che “il nostro Comune ha deciso l’annullamento della procedura in essere per aver riscontrato dei vizi formali”.
Riuscirà il Comune di Meda a dotarsi di un Difensore Civico (possibilmente libero e indipendente)?

Corrado Marelli

 

 

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Che cosa è cambiato
IL CONSIGLIO COMUNALE

Qualcosa è cambiato, a Meda, nel Palazzo; anzi un po’ tutto: il Consiglio Comunale, la Giunta, il Palazzo. Vediamo. Ho cominciato questa analisi quando ero ancora Presidente del Consiglio Comunale, cioè prima che venisse approvata la mozione della mia revoca, e vorrei cercare di farmi condizionare il meno possibile da questo evento, facendo un’analisi obiettiva dei fatti.
 Il Consiglio Comunale, in questi quattro anni dalle elezioni amministrative del 2002, ha subito molti scossoni, con un’accelerazione particolare in queste ultime settimane.
 Nel 2002 il Consiglio Comunale era composto da 13 consiglieri di maggioranza (compreso il Sindaco) e da 8 di minoranza. Da oltre due anni – in seguito al distacco da Forza Italia di Piero Caronni e Diego Fallara, che sono passati all’opposizione e hanno costituito il gruppo Area Laica – i rapporti sono diventati di 11 (consiglieri di maggioranza) a 10 (di minoranza). Mentre nei banchi della minoranza non ci sono stati avvicendamenti, in quelli della maggioranza si sono verificati diversi cambiamenti.
 Franco Gattoni ha lasciato il seggio del PRI a Walter Furlan, che a sua volta l’ha lasciato a Silvano Cavané. Ai due consiglieri di AN (Elia Stilo e Ugo Busnelli) sono subentrati Giorgio Mastrapasqua e Tijen Kandemiroglu, e infine in Forza Italia Lara Longhi ha lasciato il posto a Corrado Spinelli.
 Sfortunatamente, i nuovi arrivati non erano bene informati (forse non potevano nemmeno esserlo) di quanto avevano fatto e deciso i loro predecessori che, quasi tutti, avevano ricoperto un ruolo non solo in Consiglio Comunale, ma anche nella Conferenza dei Capigruppo - dove vengono presi gli accordi sul funzionamento del Consiglio Comunale - e nelle Commissioni Consiliari (che sono le propaggini del Consiglio), dove vengono trattati e approfonditi molti degli argomenti che poi vengono discussi in aula. Argomenti che, a ben guardare - se si eccettuano i bilanci che per legge vanno esaminati almeno tre volte all’anno (il preventivo a marzo, il consuntivo a giugno e la verifica degli equilibri a settembre) - non sono stati molti: qualche variante urbanistica, un paio di lottizzazioni, un piano integrato (Mascheroni), lo Statuto e alcuni regolamenti minori. Perché, in realtà, il Consiglio Comunale, non può decidere granchè per il governo della città: a questo provvedono il Sindaco e la Giunta, con larga autonomia decisionale.
 Eppure il Consiglio Comunale conserva una propria importanza. Perché è il luogo della democrazia e il momento della verifica e della verità.
 La democrazia, correttamente intesa, non è il governo del popolo (anche le dittature del proletariato lo erano) né il governo della maggioranza (nel senso che governa chi ha ricevuto un’investitura dalla maggioranza al momento delle elezioni), ma è un metodo per governare con il consenso dei cittadini. E il Consiglio Comunale è il luogo in cui chi governa (cioè il Sindaco e la Giunta) verifica se ha il consenso della maggioranza dei (rappresentanti dei) cittadini.

 

E lo fa in pubblico, con affermazioni e impegni che i cittadini lì presenti possono giudicare e valutare se siano veri o falsi, ipocriti o sinceri: credibili o meno.
In questo senso, chi governa a Meda ha dato l’impressione di considerare i passaggi in Consiglio Comunale come una incombenza fastidiosa, possibilmente da evitare; mentre l’opposizione ha cercato di provocare un costante confronto per mettere in luce manchevolezze, errori e contraddizioni dell’operato del Sindaco e della Giunta e quindi metterli in difficoltà. E’ incontestabile che con il tempo si sono intensificate mozioni e interrogazioni, ma è altrettanto vero che le decisioni più importanti (bilanci, Piano di Inquadramento dei Programmi Integrati, ecc.) sono state spesso affrontate ad orari impossibili (da mezzanotte alle 3.30 del mattino).
Con il mutamento dei rapporti di forza fra maggioranza e opposizione, la prima ha cambiato atteggiamento: non più il rispetto di regole concordate, per cui il Consiglio si svolge in un giorno fisso (il giovedì), si sospende a mezzanotte e prosegue il lunedì successivo, giorno per il quale è prevista anche la eventuale seconda convocazione nel caso che in prima convocazione mancasse il numero legale, ma un Consiglio Comunale convocato di volta in volta, nel giorno più comodo alle esigenze del Sindaco, solo dopo aver verificato che nessun consigliere di maggioranza sia assente per impegni.
Su questo numero pubblichiamo un’intervista a Fedele Consonni, presidente della Commissione Regolamenti e Statuto, vicepresidente del Consiglio Comunale e candidato della maggioranza a sostituirmi quale nuovo Presidente, che cerca diplomaticamente di giustificare questo principio: “La convocazione del Consiglio deve facilitare il più alto numero di presenze” (cioè: se ci sono tutti i consiglieri della maggioranza e manca qualcuno della minoranza si può convocare il Consiglio; viceversa, se ci sono tutti quelli della minoranza ma ne manca anche uno solo della maggioranza, allora non si può convocarlo. Non è forse così, collega Consonni?).
Questo è ciò che veniva richiesto al Presidente del Consiglio e che il sottoscritto in questa veste si è sempre rifiutato di concedere, perché riteneva che i Consiglieri di maggioranza e di minoranza devono avere gli stessi diritti e gli stessi doveri.
Anche la minoranza si è adeguata.
Secondo la legge infatti un quinto dei Consiglieri (a Meda quindi ne bastano quattro) hanno lo stesso peso del Sindaco: possono cioè chiedere la convocazione del Consiglio Comunale e il Presidente del Consiglio “è tenuto” (così dice la Legge 267/2000) a convocarlo entro 20 giorni dalla richiesta.
I Consiglieri di Area Laica e Lega Nord hanno cominciato a richiedere sistematicamente la convocazione di un Consiglio Comunale ogni venti giorni. E questo, per la maggioranza, è troppo!

Corrado Marelli

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Il centro stravolto dai nuovi P.I.I.
 

Con i soli voti favorevoli della maggioranza (Forza Italia, AN, PRI, UDC) e con i voti contrari di tutti gli altri Consiglieri di minoranza (Lega Nord, Area laica, Meda per Meda, Sinistra e Ambiente, Meda Domani) il Consiglio Comunale di giovedì 19 ottobre ha approvato tre nuovi Programmi Integrati di Intervento (P.I.I.) che consentiranno di edificare, in centro città, volumetrie considerevolmente maggiori di quelle previste dal Piano Regolatore Generale.
 Le nuove edificazioni riguardano l’area ex-Baserga di via Mazzini, l’area “Colombo Umberto” in via Indipendenza (dopo il distributore Q8) e l’area “Pentasia” via San Fedele.
 L’intervento sull’area ex Baserga è il più centrale e anche quello che più stravolgerà la vita della nostra città.
 Infatti, come si legge nella Relazione, “l’ambito urbano in cui si inserisce la proposta di P.I.I. è storicamente lo “spazio centrale” della città”, che gode di servizi ed attrezzature quali il Municipio, l’ASL, l’ufficio postale, la stazione delle Ferrovie Nord, uffici bancari e assicurativi, attività commerciali e di servizi, un “Urban Center” (l’ex-cinema Radio-Mirage), scuole ed edifici di culto: il cuore pulsante del paese.
 La relazione riconosce che “attualmente il “luogo urbano” soffre di un inadeguato dimensionamento dei parcheggi e dell’assenza di percorsi pedonali, di adeguati spazi attrezzati e di un “sistema di arredo urbano”.
 Come intende rispondere a queste carenze il P.I.I. dell’area ex-Baserga? Chi si aspettava una proposta analoga a quella dell’area ex Mascheroni (cessione della villa al Comune e creazione di un ampio spazio pubblico in cambio della concessione di un aumento delle volumetrie) resterà deluso.
 Il P.I.I. è un progetto che interessa una superficie territoriale complessiva di 3.338,62 mq con accesso da via Mazzini, oggi occupata dai capannoni abbandonati di un’azienda che da tempo ha cessato l’attività (ex Baserga) e da una pregevole villa in stile liberty. Quest’ultima, che occupa 1.376,57 mcubi, viene ristrutturata e mantenuta privata. Inoltre l’intervento di Programma Integrato prevede la realizzazione di un nuovo insediamento di 9.307,01 metri cubi che – sommati a quelli della villa – porterebbero a un totale di 10.683,58 mcubi di edificato, con un indice volumetrico di 3,2 mc/mq.
 Il Piano Regolatore Generale attualmente in vigore assegna a quell’area un indice volumetrico di 2 mc/mq. Ma detto così, è un linguaggio per addetti ai lavori. Che cosa vuol dire? Significa che con il P.I.I. si permette di edificare nel cuore della città il 60% in più di quanto è previsto dal P.R.G..
 Siamo di fronte a una nuova cementificazione: appunto 10.683,58 mcubi in luogo dei 6.677,24 previsti dal PRG. Ma non solo: anche più abitanti e meno servizi.
 Sì, perché il Piano Regolatore vigente impone che il 35% dei volumi consentiti sia destinato a insediamenti commerciali.
 Quindi prevede (solo) 4.340,24 mcubi di residenziale (6.677,24 – 35% = 4.340,24), equivalenti a 43 abitanti teorici (dove oggi non ce n’è nessuno), mentre il P.I.I. riduce i volumi commerciali a 1.825,59 mc (appena il 17% dei volumi consentiti, invece del 35% previsto dal PRG) e consente l’edificazione di 8.858 mc di residenziale (cioè appartamenti), corrispondenti a 88 abitanti teorici: più del doppio.

 

Che cosa riceve la città in cambio di queste concessioni? In teoria, due “vantaggi”: un parcheggio pubblico e un po’ di soldi (mezzo milione di euro). I nuovi fabbricati raggiungeranno l’altezza di 15,30 metri (5 piani, contro il massimo di 9,00 metri previsto dal PRG) e solo il 60% dello standard richiesto verrà ceduto, mentre il restante 40% verrà in parte monetizzato (cioè pagato 122,78 euro al mquadro, contro un valore commerciale sei o sette volte superiore) e in parte “convenzionato”.
Con la media di autovetture (almeno 2 auto ogni tre persone) possedute oggi dalle famiglie agiate (le uniche che possono permettersi un appartamento nuovo in centro), nel complesso residenziale arriveranno almeno 60 nuove auto, senza contare quelle dei commercianti e dei commessi dei nuovi negozi (600 mq circa): non è lontano dalla realtà ipotizzare la presenza di 80-100 nuove auto. Ebbene, il parcheggio pubblico disponibile è dimensionato per 28 autovetture: non basterà neppure per le auto dei clienti dei nuovi negozi!
Quanto poi il parcheggio potrà essere effettivamente “pubblico” dipende anche dalla sua collocazione: ingresso da una “porta” aperta in via Mazzini, attraversamento del cortile del nuovo complesso e di un ponte sul Tarò e uscita a senso unico su via Matteotti, nello spazio angusto posto fra la scuola materna e il fabbricato già ristrutturato dove è ubicato una negozio di intimo. Considerata la sua pericolosità, l’uscita – a 20 metri dal semaforo e dal passaggio a livello – sarà a sua volta regolata da un semaforo!
I soldi verranno “convertiti” in lavori, cioè verranno “versati” mediante la realizzazione di opere: 137.309 euro corrispondono alla realizzazione dell’area a parcheggio pubblico, 407.367 euro alla ristrutturazione del fabbricato ex-Mascheroni acquisito dal Comune con il relativo P.I.I. (per un totale di 544.676 euro) e altri 44.058 euro ai lavori di sistemazione del Tarò nel tratto che attraversa l’area del P.I.I.. E’ previsto anche un percorso pedonale privato “a servizio” dei negozi, che verrà aperto e chiuso (per motivi di sicurezza) quando lo saranno anche i negozi. La domenica, quindi, non si passeggia.
In questo modo verranno compensati gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e si accetta che, in cambio dei soldi, peggiori ulteriormente la qualità della vita in centro.
Il progettista del P.I.I. è l’architetto Osvaldo De Martin, coordinatore locale di Forza Italia.

Corrado Marelli

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Basta cemento!

Sta per concludersi un’amministrazione e fra poco i medesi saranno chiamati al voto per eleggerne una nuova. I partiti e i candidati sindaco presenteranno i propri programmi agli elettori, cercando di intercettare le loro aspettative.
 Che cosa vogliono i cittadini medesi? O meglio: che città vogliono i medesi?
 E’ la domanda che sta alla base anche del lavoro di revisione del nuovo Piano Regolatore, che adesso si chiamerà Piano di Governo del Territorio.
 I primi incontri del professionista incaricato sono stati poco pubblicizzati e si sono ridotti a propaganda o a riflessioni fra gli addetti ai lavori. Quelli, per intenderci, che vivono progettando e realizzando metri cubi di edifici da collocare nel territorio. Cioè quelli che il territorio lo usano e qualche volta lo sfruttano per ricavarne il massimo profitto.
 Cinque anni fa il Sindaco aveva presentato una propria idea di come sviluppare il paese, non attraverso una revisione generale del Piano Regolatore, bensì utilizzando uno strumento più veloce quali i Programmi Integrati di Intervento (P.I.I.): avrebbero dovuto assolvere il compito di riqualificare il centro, trasformando le aree produttive dismesse in nuove zone residenziali di qualità con vantaggi per tutta la città.
 Ma questa logica non ha prodotto i risultati sperati. Di 23 possibili P.I.I. individuati dall’Amministrazione, ne sono stati presentati solo 5 (il 20%): ex-Mascheroni, ex-Baserga, Colombo, Pentasia e Area “Roundsquare” in via Adua (ex proprietà Busnelli). E tuttavia il livello di edificazione è stato tale da avere sempre sfondato in aumento le previsioni di entrata degli oneri di urbanizzazione.

 

Dei cinque programmi presentati, tre non portano alcun beneficio alla città, ma piuttosto nuovi problemi in termini di traffico, carenza di posteggi, mancanza di verde.
Tuttavia, poiché consentono di edificare volumi aggiuntivi rispetto a quanto previsto dal Piano Regolatore, hanno solleticato la fantasia dei progettisti e gli appetiti degli immobiliaristi che hanno intravisto possibili maggiori guadagni e hanno proposto altri P.I.I. anche dove non previsti e/o non necessari. In via Magenta si è avanzata la proposta di riconoscere destinazione pubblica a un’area che spetta al Comune (perché promessa in cessione da 30 anni) solo a condizione di poter costruire in deroga al PRG.
Anche gli altri proprietari sono presi dalla stessa aspettativa e rivendicano i loro metri cubi, anche all’interno del Parco (e l’UDC li asseconda e sponsorizza). La maggioranza FI, AN, PRI, UDC si è dimostrata molto sensibile (e permeabile) agli interessi degli immobiliaristi (sacrificando, ancora una volta, la qualità della vita dei cittadini).
Ma sarebbe il caso di mettere in discussione dalla base il principio che i capannoni già utilizzati per produrre ed ora abbandonati e in disuso abbiano il diritto di essere trasformati in volumi per la residenza (e per di più aumentati!). Oppure snatureremo completamente la nostra città, ormai trasformata in quartiere dormitorio della metropoli, senza rispetto né dell’ambiente né della qualità della vita.

Corrado Marelli

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Quanti sprechi! In Comune acquisti e consulenze a gogò.

142.000 euro (dei cittadini) in spese inutili, non sempre nel rispetto delle norme. Ed è solo l’inizio.
 La calura estiva, si sa, porta un po’ ovunque rilassatezza e un certo rallentamento dell’attività. Non così nel comune di Meda: in luglio, agosto e settembre, infatti, l’amministrazione comunale si è rivelata attiva come non mai nel campo degli acquisti. Dagli atti risultano impegnati circa 142.000 euro, soprattutto nel settore della tecnologia e dell’informatica. Ma non solo.
 Sulla (in)opportunità di tali spese giudicheranno i cittadini; qui vogliamo solo fornire qualche dato utile alla comprensione.
 1) Pochi giorni fa gli addetti hanno installato nella sala consiliare uno schermo al plasma da 65 pollici, per la modica cifra di 14.280 euro (oltre a costi supplementari per l’installazione, visto che sono dovuti intervenire due volte, perché lo stesso Sindaco non era convinto della necessità dello schermo). Bello è bello, ma… a che servirà? Quando si parla di bilancio, gli amministratori sottolineano sempre che non è tempo di vacche grasse, che bisogna tirare tutti la cinghia, che la vicenda della Meda Servizi ha drenato risorse ingentissime, ecc. Quindi ci domandiamo: era davvero necessario? Cerchiamo una risposta nell’atto di spesa: la ragione indicata per l’acquisto è “la richiesta del Sindaco e del Direttore Generale”. Ma come?! E il vantaggio per l’ente? E i benefici per i cittadini?! Insomma, qual è la motivazione reale che giustifica una spesa di circa 30 milioni di vecchie lire? Tanto più che il sindaco Adelio Asnaghi non può certo dirsi un fanatico dell’alta tecnologia… Intanto attendiamo con ansia i prossimi Consigli Comunali e vedremo come l’Amministrazione saprà stupirci con gli effetti speciali della nuova meraviglia.
 2) Nel giro di un paio di mesi sono stati acquistati 6 computer portatili per i dirigenti e 40 personal computer per gli uffici (un numero pari a quasi la metà del personale in servizio), per un importo di 32.710 euro. Tutti i dipendenti, da anni, sono dotati di pc; la sostituzione periodica degli apparecchi obsoleti è normale. Ma che dire dei pc che sono stati sostituiti mentre erano ancora in garanzia? E dei portatili destinati ai dirigenti, con i quali svolgono lo stesso lavoro che prima svolgevano con i pc da scrivania?
 3) Poi ci sono 7.140 euro per la sostituzione dei terminali per la timbratura dei cartellini da parte dei dipendenti, per la rilevazione della loro presenza sul posto di lavoro. I nuovi apparecchi consentiranno di unire in una sola tessera sia il cartellino da timbrare che il cartellino identificativo del dipendente, vale a dire “due in uno”: sarà forse più pratico ma, anche qui, dov’è il reale vantaggio? Era una spesa indispensabile?
 4) Passiamo ora ad una tecnologia più raffinata, come il nuovo “software per contabilità pubblica, cassa economale e controllo gestione” acquistato il 31 luglio (da notare che le attività contabili del comune di Meda sono informatizzate da anni). L’importo è sostanzioso: 26.928 euro. Ma niente paura! Non influiranno per nulla sul bilancio 2006, perché la somma è interamente impegnata sulle spese in conto capitale del bilancio 2007!
 5) I cittadini possono stare tranquilli anche per i costi della formazione – indispensabile, è ovvio – per il personale che dovrà usare il nuovo software: l’atto di spesa parla di 650 euro “a giornata”, non molti, dopotutto; quello che non dice è che il costo s’intende non solo “a giornata” ma soprattutto “a uomo”, come è specificato con chiarezza nell’offerta dell’azienda. Non solo. La ditta fornitrice dei programmi ha anche già fatto il conto delle giornate/uomo necessarie (23) e del costo complessivo per la formazione: 14.950 euro (anche questa somma sarà impegnata sul bilancio 2007? Lo sapremo a breve). Insomma, per poter funzionare, il nuovo software per la ragioneria costerà al comune 41.878 euro.
 Nessuno vuole discutere che una Ferrari si meglio di una Cinquecento; il problema è a cosa serve: se con l’auto devo andare ogni giorno a fare la spesa, probabilmente la scelta più sensata è una monovolume. Il resto è spreco.
 6) Quanto alle spese per disfare e rifare tutto ciò che è già stato realizzato sinora per lo sviluppo informatico del Comune di Meda, siamo solo all’inizio: acquisti di nuovi programmi sono già all’orizzonte (25.000 euro ogni volta, più le spese per la formazione?), ma solo tra qualche mese potremo sapere quanto sarà costata ai cittadini tutta l’operazione.
 Una riflessione: cosa è successo ai dirigenti e ai responsabili degli acquisti? Come mai questa improvvisa frenesia di incrementare gli strumenti informatici? A cosa si deve questo irrefrenabile impulso ad acquistare computer e programmi? Una improvvisa “febbre” tecnologico-informatica? Improbabile. Molto più facile immaginare che tutto avvenga a causa della sapiente regìa del nuovo Segretario Generale, dott. Mario Giammarrusti al quale il Sindaco ha conferito anche le funzioni (e la relativa indennità) di Direttore Generale, cioè di “capo” dell’intera macchina comunale, dirigenti compresi.
 Per questo oggi, nel nostro Comune, “non si muove foglio che Giammarrusti non voglia”. L’abilità del Direttore Generale di Meda sta nel permeare della propria insindacabile volontà tutti gli atti dell’ente senza mai “esporsi” direttamente: la sua firma non compare mai, su nessun atto di impegno. Uno dei pallini del direttore – se ne sono accorti tutti – è senz’altro quello della tecnologia e dell’informatica (il comune di Limbiate ne sa qualcosa) …
 7) In questo senso, quindi, deve essere letto anche il provvedimento per la “fornitura servizio di assistenza al sistema informatico” – adottato (pensate un po’!) il 18 agosto – con il quale è stato conferito, di fatto, un incarico di consulenza esterna, che però viene presentato come un acquisto di servizi: quasi un gioco di prestigio. Certo non casuale. Infatti, le norme che regolano l’acquisto di beni e servizi negli enti pubblici sono completamente diverse da quelle che consentono il conferimento di un incarico di consulenza esterna. Norme (stiamo parlando di decreti legislativi e di obblighi imposti dalla legge finanziaria!) che, nel caso in questione, sono state eluse con furbizia.
Vediamo più da vicino questa “fornitura servizio di assistenza al sistema informatico”: nell’atto di impegno si premette che “l’attuale personale in servizio al CED (Centro Elaborazione Dati, n.d.r.) deve affrontare una rilevante mole di attività sia per servizi di assistenza

 

 tecnica per seguire numerosi progetti finalizzati …”, si rileva “la necessità di dover fornire in tempi brevi risposte e servizi efficienti per la gestione del sistema informatico”, quindi si ritiene “di richiedere ad una ditta specializzata la fornitura temporanea del servizio di consulenza e assistenza tecnica al servizio informatico”; dopodiché si dispone l’acquisto del servizio “in via sperimentale”, per il solo mese di settembre, dalla ditta “SI.net Servizi Informatici srl” di Rho per la somma di 2.280 euro, Iva inclusa.
L’azienda annovera tra i propri clienti (coincidenza!) il comune di Limbiate (da cui proviene il segretario Giammarrusti) e il Parco delle Groane (di cui Mario Giammarrusti è tuttora Direttore Generale).
L’atto non sembrerebbe configurare nulla di diverso da un servizio di assistenza tecnica temporanea. Tutt’altro è ciò che invece emerge dall’offerta della ditta SI.net, arrivata al protocollo del Comune in data 8 agosto. Il documento parla infatti di “affiancamento alla struttura esistente di una figura di coordinamento e conduzione del sistema informatico che svolgerà tutte le funzioni tipiche del ruolo, tra cui l’analisi della situazione del sistema, della sua evoluzione e formulazione di proposte di miglioramento; la progettazione e programmazione dello sviluppo informatico dell’ente, la programmazione e pianificazione del lavoro del Servizio Informatico, “compresa” la definizione delle priorità e il monitoraggio dell’esecuzione delle attività; la gestione dei rapporti con gli uffici, lo staff dirigenziale e l’amministrazione comunale; il coordinamento delle attività e degli interventi di tecnici e ditte fornitrici; partecipazioni ad incontri, convegni, riunioni in nome e per conto dell’ente (compiti tipici del dirigente); predisposizione di piani di investimento informatico e del piano esecutivo di gestione (compito espressamente affidato dalla legge al Direttore Generale: D. Lgs. 267/2000, art. 108); la predisposizione di progetti per partecipare ad eventuali bandi di finanziamento regionale o nazionale; ecc.”.
Come si vede, “servizi” ben diversi dalla semplice “assistenza e consulenza tecnica”. Al di là dell’impatto senz’altro demotivante sul personale assegnato al centro elaborazione dati (che ha vinto concorsi pubblici in occasione dei quali ha dimostrato di sapere e saper fare di più e meglio di molti altri concorrenti, pur con lauree specialistiche nel settore), la descrizione del “servizio” fornito dalla SI.net non lascia dubbi sul fatto che si tratti di un vero e proprio incarico di consulenza esterna, se non addirittura di dirigenza. Però, mascherando l’incarico di consulenza dietro una fornitura di servizi, l’Amministrazione ha completamente evitato di rispettare i criteri previsti dalla normativa sull’affidamento incarichi di consulenza esterna: il decreto legislativo n. 165 del 2001 (art. 7, comma 6) prescrive, in primo luogo, che debba essere accertata tramite una reale ricognizione l’impossibilità di realizzare lo stesso servizio utilizzando le risorse interne dell’ente; in secondo luogo che l’incarico sia conferito per un tempo limitato, in relazione ad un obiettivo determinato e per il quale sia stato elaborato uno specifico progetto; infine, che siano prima definiti e resi pubblici criteri di comparazione (pubblicazione di bandi) delle professionalità ricercate. E’ appena il caso di segnalare che il comma sopra richiamato è stato modificato anche dal recente “Decreto Bersani” (già convertito in legge al momento dell’atto si spesa) “ai fini del contenimento della spesa pubblica”. Ma in fondo, si tratta di “soli” 2.280 euro: un importo tutto sommato modesto. Certo… ma il resto è dietro l’angolo! Nell’offerta della SI.net si legge infatti: “come concordato, la durata del contratto sarà di 12 mesi”; che ne è stato degli altri 11? L’appropriato capitolo di bilancio non presentava uno stanziamento sufficiente (tradotto in parole povere: non c’erano più soldi), perciò si è dovuto attendere che la Giunta deliberasse un prelevamento dal fondo di riserva (come ha puntualmente fatto nella seduta del 27 settembre) per poter impegnare i restanti 25.080 euro, di cui 6.840, appunto, sul bilancio 2006.
E’ evidente che al Comune di Meda non interessa “contenere le spese”. Anzi! Gli stessi criteri prima citati sono stati tranquillamente scansati anche dal sindaco Adelio Asnaghi che, con un decreto del 2 agosto, ha affidato ad un consulente esterno, Andrea Rovelli (consigliere comunale a Cesano Maderno), l’incarico di “addetto stampa” dell’ente, infischiandosene pure dell’obbligo contenuto nella finanziaria 2006 (Legge n. 229 del 2005) che, al comma 173 del dell’articolo uno, impone agli enti locali di trasmettere alla Corte dei Conti gli atti di spesa per consulenze di importi superiori ai 5.000 euro. Il consulente in questione ha avuto l’incarico sino a maggio, per un totale di 18.000 euro. Il Comune ha trasmesso l’atto alla Corte dei Conti? Sospettiamo di no.
Quanto ai criteri per l’affidamento di consulenze, anche qui manca la pubblicazione di un bando, manca il progetto, manca la ricognizione sulle professionalità interne all’ente (tra il personale del Comune c’è una giornalista, iscritta al relativo albo professionale, che negli ultimi tre anni ha svolto con efficacia le attività legate all’ufficio stampa). Insomma, manca tutto. Non si tratta della violazione episodica, isolata, di una certa norma, ma della violazione programmatica e costante di tutta una serie di criteri, obblighi e condizioni che rendono legittima l’attività dell’ente.
Come si è visto, all’amministrazione comunale di Meda il principio di economicità sembra essere del tutto sconosciuto, e gli sprechi non si contano.
Qui ne abbiamo illustrati solo alcuni: sui prossimi numeri aggiorneremo i lettori sulle altre “marachelle” di una gestione piuttosto temeraria.

Cecco Diavologgi

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Bilanci del Comune al vaglio della Corte

All'inizio del Consiglio Comunale di giovedì 11 gennaio il Segretario comunale ha letto una comunicazione della Corte dei Conti in cui si dice chiaramente che nei conti del Comune di Meda c'è qualcosa che non va: "taluni degli enti locali hanno evidenziato anomalìe gestionali sulle quali la Sezione ritiene di doversi soffermare attraverso una indagine specifica" e, più avanti: "altre anomalìe gestionali riscontrate, in particolare relative alla costituzione e gestione di società partecipate" (per Meda leggasi: Meda SpA).
 La Corte dei Conti ha quindi preannunciato che effettuerà una verifica dei bilanci di sei enti locali: Provincia di Pavia, e cinque comuni, fra cui Campione d'Italia (CO) e Meda (l'unico in provincia di Milano) ... perchè ... "ritiene opportuno esaminare alcuni aspetti particolarmente significativi della gestione degli enti in questione".
 L'anno scorso i Consiglieri Comunali di minoranza avevano presentato due esposti alla Corte dei Conti: per la gestione della Meda SpA e per l'alienazione del Palazzo a vetri
 Le segnalazioni inviate dai Consiglieri Comunali hanno dunque indotto la Corte a venire a controllare, perché evidentemente i conti del Comune di Meda non sono molto a posto.

 

Il Presidente del Consiglio, Fedele Consonni, non ha permesso che si parlasse dell'argomento e ha tolto più volte la parola a quanti hanno cercato di farlo, in particolare al consigliere Corrado Marelli di Meda Domani, che ha replicato accusando l'Amministrazione di avere paura che i cittadini venissero a conoscere la verità.
Lunedì 15 gennaio però i tre consiglieri di Uniti per Meda e Piero Caronni di Area Laica hanno inviato un nuovo esposto alla Corte dei Conti sulle irregolarità nell'affidamento degli incarichi a professionisti esterni (Servizio assistenza al CED per 25.080 euro e Addetto stampa per 18.000 euro di cui Medinforma ha dato notizia sul numero di dicembre 2006).
Altri argomenti potrebbero dare luogo a due nuovi esposti alla Corte: la mancata indicazione di spesa nelle delibere di affidamento incarichi legali, perchè ci sarà da pagare una cifra che nessuno sa quanto potrebbe essere - già apertamente denunciata nell'ultima riunione della Commissione Bilancio - e il danno erariale per la mancata alienazione delle piscine, rimaste chiuse tutta l'estate.

Corrado Marelli

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Delusione in via Magenta

Dire che gli abitanti di via Magenta sono profondamente delusi è un eufemismo. Gli abitanti di via Magenta sono sconcertati ed “incazzati” (pardon!, ma è così) per come si è conclusa la votazione della mozione presentata dalle liste civiche Meda Domani e Meda per Meda e respinta dal Consiglio Comunale del 30 ottobre con 11 voti contrari della maggioranza (FI, AN, PRI e UDC), contro 7 a favore (Meda per Meda, Meda Domani, Sinistra & Ambiente, Area Laica e Lega Nord).
 Sconcertati in particolare dal voto contrario del consigliere UDC Fedele Consonni che nel 1986, quando era Assessore, aveva approvato in Giunta una delibera per autorizzare il Sindaco a stipulare l’atto di acquisizione dell’area mentre ora ha rinnegato quella decisione.
 Un nuovo esempio di incoerenza, come già era accaduto nella votazione sul divieto di sosta in prossimità della scuola materna, quando Consonni aveva manifestato tolleranza per le auto in sosta vietata mentre in precedenza - da Assessore - aveva fatto installare sul bordo del marciapiedi archetti di metallo che per un verso proteggevano i pedoni ma per un altro impedivano la sosta alle auto (archetti poi fatti rimuovere da Silvano Desideri, quando era diventato Assessore alla Polizia Municipale nella prima Giunta Taveggia).
 Per via Magenta la mozione delle liste civiche chiedeva quattro cose: 1) l’acquisizione dell’area; 2) attrezzarla conformemente alla destinazione di P.R.G.; 3) prevederne una sistemazione almeno parzialmente a verde pubblico; 4) non consentirne l’uso quale deposito di aziende private.
 Il primo punto (acquisire l’area) era la semplice attuazione di accordi già sottoscritti fra proprietà e Comune trentadue anni fa, quando nel 1974 era stata rilasciata la concessione edilizia per la costruzione del fabbricato industriale, tanto che la recinzione dello stesso era stata arretrata
rispetto

 

 alla strada, lasciando appunto libera l’area oggetto dell’attuale contesa.
 I cittadini si sono sostituiti in comitato ed hanno diramato un comunicato stampa in cui affermano: “Nell’ultimo Consiglio comunale la maggioranza che governa Meda ha superato ogni immaginazione … Davanti a un comportamento così scandaloso e lesivo dell’interesse pubblico, denunciamo con forza la prevaricazione della maggioranza nei nostri confronti, la gestione privatistica del territorio e il disinteresse per il patrimonio pubblico”.
 Il Sindaco è corso ai ripari scrivendo personalmente a ciascuno degli abitanti: “Chiedo scusa per non avere sufficientemente e dettagliatamente spiegato quanto si sta facendo per l’area verde in oggetto … non essendo ancora nelle nostre disponibilità, abbiamo da subito iniziato le pratiche per l’acquisizione della stessa che sarà data in cessione dall’attuale proprietà” invitandoli a un incontro.
 Ma i cittadini, con una lettera del comitato, gli hanno risposto: “Prendiamo atto della lettera con la quale ci comunica che provvederà a compiere gli atti per l’acquisizione dell’area verde di via Magenta. In verità ne siamo anche stupiti. Infatti non comprendiamo per quale ragione Lei e la Sua maggioranza abbiate respinto la mozione presentata in Consiglio Comunale che chiedeva le stesse cose che Lei dichiara che farà … Ci dica, a maggiore garanzia, con precisione quali sono gli atti che intende fare e in quali tempi … Ci aspettiamo anche la conferma che l’area sarà destinata non genericamente a finalità pubbliche e neppure totalmente a parcheggio”.

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